Negli scorsi giorni sono uscito in barca. Ero solo, nessuno a bordo. Il pretesto era la pesca, ma il vero motivo (inconsapevolmente) era un altro: concedermi un tempo che ho la fortuna di dedicare a me stesso.
Era fine settembre, l’ora che mi affascina di più. L’imbrunire, quel momento sospeso che anticipa il tramonto, quando il giorno rallenta e la sera non è ancora arrivata. Un passaggio breve, delicato, che ogni volta mi sembra un piccolo regalo.

In mare il silenzio non è mai vuoto.
È fatto di suoni naturali: l’acqua che accarezza lo scafo, il richiamo lontano di un gabbiano, il mare che muove il suo cammino. Suoni che non disturbano, anzi, accompagnano. Mi aiutano ad ascoltare il mio io, a riflettere senza fretta, lasciando a terra il rumore delle giornate piene.
Poi il cielo ha cominciato a cambiare. Il celeste si è sciolto nel rosa, il rosa nel viola, fino all’azzurro scuro della costa lontana. Mille colori hanno invaso il mondo e il mare li ha raccolti tutti, increspandoli in riflessi lenti. Poi una vela bianca scivola sull’orizzonte, proprio mentre un gabbiano attraversava la scena. E nel cielo è salita lei, la Luna piena, arancione, a disegnare sull’acqua una scia luminosa fino a me. Ho preso la macchina fotografica per fermare quell’attimo, prima che svanisse.
Una prospettiva che non tutti conoscono
Navigare ti regala uno sguardo diverso. Quando sei circondato dal mare, non ti fissi su ciò che hai davanti agli occhi, nello spazio vicino. Ovunque ti giri è solamente, semplicemente acqua. E allora l’attenzione si sposta lontano. Sull’orizzonte. Lo sguardo si allunga e si libera.
È come imparare a guardare oltre.
Ti concentri su ciò che vedi, o su ciò che immagini di vedere. La linea dove il cielo incontra il mare smette di essere un confine e diventa una direzione. Navighi con i pensieri, ti proietti verso il futuro, verso ciò che ancora non c’è ma che puoi già intuire, e che desideri raggiungere.
Tutto questo mi rilassa, mi tranquillizza. Non ho bisogno di risposte immediate: mi basta sapere dove posare lo sguardo.
Quella sera, tra la Luna che saliva e i colori che lentamente si spegnevano, ho ritrovato la mia rotta. Il mare, con la sua quiete, mi ha ricordato che la serenità si coltiva dentro, un respiro alla volta. Perché a volte, per vedere più chiaro, basta guardare lontano!