Pallanuoto, buona la prima

Domenica 25 ottobre, piscina Nuoto Venezia, Mestre. Ospiti della Mestrina, gli Under 14 della Pallanuoto Belluno hanno giocato la loro prima partita.
Un’amichevole, certo. Ma la prima in assoluto, per il gruppo e per mio figlio.
Da Belluno a Mestre, dalla montagna alla laguna: la prima trasferta, in una vasca che non è la propria, lontano dalle abitudini di casa.

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Io sono rimasto a bordo vasca, con la Leica in mano. Non cercavo la cronaca della partita e nemmeno la quotidianità degli allenamenti. Cercavo gli attimi: un tiro, il coach che spiega, una difesa. Ho scelto il bianco e nero, che toglie il colore alle calottine e lascia i gesti.

In acqua non si sta mai fermi. Anche quando l’azione è dall’altra parte della vasca, anche solo per restare a galla, bisogna muoversi. Le gambe lavorano senza sosta, anche quando le mani aspettano la palla.
Da fuori si vedono le braccia, la palla, gli schizzi. Il lavoro vero succede sotto la superficie, dove nessuno guarda.

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La prima partita fuori casa è un po’ come un esame. Il punteggio conta poco. Serve a capire se si sta seguendo la strada giusta per crescere come squadra.
In allenamento gli schemi si provano tra compagni, che conoscono già ogni movimento. In partita no: lì i primi schemi incontrano avversari veri, che non stanno al loro posto e non aspettano. Si sbaglia, ci si riposiziona, si riprova.

A bordo vasca, Miroslav “Miro” Krstovic parla ai ragazzi. Lui in piedi, mani sui fianchi. Loro in acqua, la testa appena fuori, ad ascoltare. È in quei pochi secondi che uno schema smette di essere un disegno e diventa una cosa da fare insieme.

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Sugli spalti, il pubblico. Dietro la porta, il portiere che allarga le braccia. Davanti, una palla che parte.
Ogni ragazzo al suo posto, per la prima volta contro qualcuno che non è un compagno di squadra.

Non so ancora che squadra diventeranno. So che domenica hanno cominciato.

Loro, in acqua, imparavano a giocare insieme.
Io, fuori, imparavo a guardare.