Sabato 12 settembre, Jesolo. Edizione 2026 dell’Air Show, il tradizionale appuntamento di fine estate sul litorale veneto. Da oltre venticinque anni questa città accoglie le Frecce Tricolori, e ogni volta la scena si ripete: tanta gente sulla spiaggia, tutti con lo sguardo verso l’alto.
Di solito un air show si guarda dalla terraferma, con i piedi nella sabbia e il naso all’insù. Questa volta ho scelto il mare, per avere una prospettiva diversa dal solito.
Da lì cambia tutto. La spiaggia quasi sparisce. La città si riduce a una striscia bassa sull’acqua, interrotta da qualche torre. Davanti c’è il mare, sopra c’è il cielo, e in mezzo una barca che si lascia cullare dalle onde.
Non cercavo gli aerei. Cercavo le scie, come scritte su un foglio. E quel pomeriggio il foglio era il cielo intero. Da una barca non si scatta come da terra: l’acqua si muove, l’orizzonte va tenuto dritto e gli aerei non aspettano. Ho lasciato al cielo gran parte dell’inquadratura, perché un foglio ha bisogno di spazio.

Le Frecce hanno cominciato a scrivere. Una lunga onda verde, bianca e rossa che corre bassa sopra la costa. Una curva larga che risale verso l’alto e si allontana. Ogni passaggio lascia una riga. Poi il fumo si apre, si sfuma, si scioglie nell’azzurro, e il foglio torna libero per la riga successiva.
Ho provato a fermare quelle righe prima che il cielo se le riprendesse.
Poi c’è il rumore dei motori, e questo nessuna fotografia può raccontarlo. Attraversa l’aria, corre sull’acqua, arriva addosso anche in mezzo al mare. È lì che è arrivata l’emozione. Nelle immagini restano le scie. Il rumore e quello che ho provato sono rimasti sulla pelle.

Con il sole ormai basso ho guardato la costa da lontano e ho capito una cosa semplice.
È una linea sottile quella che divide il mare dal cielo: si chiama terra.
Un orizzonte lontano che permette di navigare leggeri mentre il cielo prende forma, colore e sogni.
Di solito la terra è il posto da cui si guarda. Quel giorno era soltanto un segno sottile tra due azzurri, e tutto il resto stava sopra e sotto di lei: l’acqua che ci portava, il cielo che si riempiva di colore.

Tra cielo e terra, o meglio tra cielo e mare.
Scie, giochi di ali, formazioni.
Oltre l’orizzonte.