
Esistono persone che entrano nella tua vita senza fare rumore, ma che lasciano un’eco che non smette mai di risuonare.
Così i ricordi prendono forma, nei giorni più stravaganti, e bussano alla porta, carichi di domande.
A volte vorrei incontrarti, anche solo per qualche minuto, mentre Morfeo illumina i miei pensieri, tra le stelle, nel chiaro scuro creato dall’ombra della Luna.
Vorrei poterti salutare, per sentire ancora un’ultima volta quel “ehi canaglia, come va?” che ti confido mi manca tanto.
Vorrei poterti parlare, per darti l’importanza che meritavi e che forse non ti ho mai realmente comunicato.
Vorrei guardarti negli occhi e dirti semplicemente: grazie.
Ci sei sempre stato, tra uno scatto e un consiglio, nei momenti belli, ma anche quando la notte crea confusione. Questo non te l’ho mai detto abbastanza, e forse è questo il peso più strano che porta con sé una perdita: non il dolore per quello che non sarà, ma il rimpianto per quello che non è stato detto.
Oggi lo scrivo qui, su questa pagina, in questo spazio dove la fotografia e la vita si mescolano senza formalità. Lo scrivo sapendo che le parole non arrivano dove vorresti, ma anche sapendo che scriverle è l’unico modo onesto che ho per tenerti vicino.
Ciao, Tonino. Canaglia!