
Partenza dal Museo Auto Storiche di Brescia, destinazione scritta sulla mappa e nella testa con quella leggerezza che solo chi sottovaluta sa darsi: le cave di Botticino, il marmo, il gravel. Settanta chilometri, 1.465 metri di dislivello, altitudine massima a 910 metri, minima a 110. I numeri parlano chiaro da subito, ma nella mia testa era un semplice giretto — macchina fotografica a tracolla, bici giusta, voglia di sentimento sportivo più che di prestazione.

Le prime pedalate scorrono leggere. Il laghetto del Parco delle Cave apre il percorso con una dolcezza quasi ingannevole, poi arrivano le sponde sterrate del Gerolotto e delle Bose, ciclopedonali tranquille che accompagnano senza fretta. La periferia di Brescia si dissolve lentamente, i campi arati fanno da cornice alle prime sagome delle cave sullo sfondo — enormi, bianche, già inquietanti — e inizia la salita lungo via Monte Ratelli. Cava Ventura prima, Castagna Torta dopo, poi le cave delle Paine che si aprono come un anfiteatro naturale attorno al tracciato. Siamo ancora lontani dal difficile, ma il terreno cambia carattere.

Al venticinquesimo chilometro, bordo sterrato, pendenza al 16%, Michele Boschetti — in arte “Miss Grape” — con il suo tempismo impeccabile esordisce: «dai che il peggio deve ancora arrivare». Non stava esagerando. Poco dopo arriva una discesa stile single track: trenta centimetri di sentiero, sassi da schivare, mani pinzate sui freni, le pareti delle cave come fondale scenografico. Giù piano, perché sbagliare non è un’opzione.
Al ventinovesimo chilometro arriva il conto vero.
Dalla Marmi Castello Cava si pedala per oltre otto chilometri di salita continua, con punte che toccano il 22%. Lo sterrato diventa cemento, il cemento diventa fatica pura. I tratti boschivi regalano qualche respiro, ma le discese tecniche che li seguono non perdonano chi ha poca confidenza con il mezzo. Superati i 900 metri e mille metri di dislivello accumulati sulle gambe, inizia la discesa su asfalto — una parentesi di velocità e sollievo che dura però poco. Le Cave Serle e le Fornaci Calce Grigolin ripropongono sterrato ripido e concentrazione massima anche in discesa, attraversando Soina e Pospesio prima del rientro.

Al cinquantacinquesimo chilometro, la sorpresa più amara della giornata: il ristoro non c’è più. Scomparso. Dopo 1.400 metri di dislivello positivo e oltre cinquanta chilometri nelle gambe, quella scoperta pesa quanto un blocco di marmo di Botticino. Non resta che tornare alla macchina, senza passare dal via, col conforto magro di un panino mangiato in compagnia, davanti a una buona birra. Nel mentre un centinaio di ciclisti continuavano ad arrivare dopo di me.
Marmol Gravel: va bene, ma non benissimo.
Eppure andava fatta, almeno una volta. E quella volta è stata questa.
Se vuoi scoprire se sei fatto della stessa pasta del marmo di Botticino, scarica la traccia completa dal mio profilo Komoot e preparati: non è un giretto.
@ per la traccia komootclicca –> https://www.komoot.com/it-it/tour/2842100972



