Le due ruote pensate

Sono sincero! La bicicletta è sempre stata una bella passione che, purtroppo ho iniziato a coltivare solamente all’avvicinarsi dei miei primi quarant’anni. Non che prima non ne facessi un buon uso, ma semplicemente non ero così maturo da poterne comprendere la filosofia di vita e le emozioni che può regalare.

Sono cresciuto ascoltando buona musica e soprattutto italiana, tanto da aver consumato il nastro magnetico di quella musicassetta che suonava le note della famosa “Due ragazzi del borgo cresciuti troppo in fretta, un’unica passione per la bicicletta”. Mi ha sempre affascinato la storia del ciclista Costantino Girardengo e dell’amico (anche se nella storia non vi è certezza) Sante Pollastri, bandito nemico pubblico numero uno. “Una storia d’altri tempi, di prima del motore, quando si correva per rabbia o per amore”. Erano i primi anni 20 del 900. Una storia di passione per quella bicicletta che diventerà un mezzo di riscatto per tutti e due. Se da una parte nel bene all’insegna del grande ciclismo, dall’altra nel male di una civiltà caratterizzata da furti e funamboleschi inseguimenti tra “le vie del borgo”.

Ebbene si, questa storia cantata dal mondo intero mi ha sempre suscitato una grande curiosità. Come possono le due ruote aver unito due persone così distanti professionalmente e con etiche alquanto diverse? Probabilmente la corretta chiave di lettura va cercata proprio in quella filosofia di vita che ho annunciato di aver scoperto, qualche riga più in alto.

Fatica, gioia, dolore, rimpianto, sudore, lacrime. Ma alla fine sempre e solo un’unica sensazione: vita!

Adesso comprendo meglio quel concetto di amicizia condivisa dalle due ruote tra il Campione e il Bandito. Si, perché negli ultimi anni ho potuto sperimentarla su di me. Prima o poi tutti dobbiamo maturare e con il tempo comprendere perché la salita di un passo, nonostante ci porti allo stremo delle nostre forze, ci possa regalare quelle emozioni cosi forti da non poterne fare a meno.

E adesso, più saggio nel considerare la vita e più bianco nei capelli, amo quella vita “alvento” caratterizzata da avventure personali da pianificare e vivere con me stesso.

Così ho iniziato a pedalare nuovamente, ma con principi diversi. Con una testa nuova! Sono passato dall’immaginarmi impegnato in strade senza fine, al pedalarle realmente. Anche se si fa fatica.

Prima “menavo sui pedali” alla ricerca del piano, cercando di portarmi a casa il maggior numero di chilometri possibili, cosi da poterli condividere e smerciare in cambio di un like in più. E le competizioni dove potevo mostrare quanti watt erogavo? Meglio lasciarle agli altri, perché se poi non ero all’altezza di quanto mi ero prefissato, ci sarei rimasto male. E tutto per via della mente, della paura di non farcela.

Ma per chi? Alla fine non c’è niente da rendicontare a nessuno. Pedaliamo perché ci piace!

E cosi ho reimpostato nuovamente il mio concetto di bicicletta, proprio ripercorrendo quelle comuni considerazioni che narrano la storia di uomini cosi diversi, ma con un’unica passione per la bicicletta.

Riesco cosi, al giorno d’oggi, comprendere tutte quelle persone che il 4 giugno del 1994 incitavano e piangevano le gesta eroiche di un Marco Pantani impegnato nella salita del Passo di Mortirolo nella tappa Lienz – Merano.

Una nuova vita insomma, dal punto di vista ciclistico. Si! Nell’ultimo anno, uno strano 2020 del quale non voglio perder tempo in definizioni, ho percorso quasi sette mila chilometri e oltre settanta mila metri di dislivello positivo. Sicuramente numeri di poco conto per molti, ma caratterizzati da grandi soddisfazioni personali.

Ho solcato passi e “cavalcato” salite che non mi sarei neppure sognato. La voglia di esplorare si è impossessata della mia sete di conoscenza, portandomi a compiere ragionamenti che mai avrei pensato. Ho scoperto il significato dell’ultracycling e il motore che muove queste persone nel fare “l’impossibile”. Gesta epiche ai molti incomprensibili, ma che non sbarrano la strada ai non supereroi. Si, basta crederci e tutti ci possiamo provare. Tanto che da qualche anno ho sposato e coniato il mio motto: se andiamo OLTRE e ci mettiamo il cuore, i nostri chilometri possono avere un senso.

Quindi basta pensare ai secondi di un cronometro o all’idea che se non ce la faccio posso fare brutta figura.

Si basta! Perché la bicicletta non è solo mostrarsi, ma bensì un qualcosa di più grande che spesso non conosce barriere.

Ci possiamo girare attorno, ma alla fine dobbiamo solamente affermare che finalmente è nato l’amore per la bici. Le due ruote pensate, quelle che non ti mettono in mostra, ma che ti regalano emozioni.

Viva la bicicletta!