
C’è un tipo di uscita in bici che non ha bisogno di giustificarsi con cifre da podio: niente watt esasperati, niente Strava da mandare agli amici con aria di sfida. Solo ruote che girano, occhi aperti e la sensazione (rara) di essere esattamente dove si dovrebbe essere.
Questo loop DA BELLUNO è uno di quelli.
53,10 km, 720 metri di dislivello, altitudine massima a 730 metri. Un profilo rispettoso, che non ti spezza le gambe ma non ti regala niente. Perfetto per una gravel, ideale per chi vuole pedalare con la testa alzata.
Si parte da Belluno e quasi subito la città lascia spazio alla storia. Villa Montalban racconta di cavalieri, di magnificenza e del peso di un’invasione austro-tedesca che ha segnato questi luoghi nel profondo. È un inizio che mette in prospettiva — un modo di ricordarsi che le strade che percorriamo sono state percorse, in tutt’altro modo, da chi è venuto prima.
Poi la pista ciclabile Safforze–Nuova Erto accompagna fino a Polpet, dove si imbocca la Strada Romana. Una bianca silenziosa che sale verso Pian di Vedoia, con la ghiaia che scricchiola sotto le slick e il bosco che filtra la luce a scacchi.

All’ingresso di Soverzene si trova uno degli scrigni meno conosciuti del Bellunese: la Centrale idroelettrica Achille Gaggia, con la sua facciata razionalista severa e la sala macchine affrescata da Walter Resentera con figure allegoriche sull’elettricità. Cinquecento metri dentro la montagna, alimentata dalle acque del Piave provenienti da Pieve di Cadore. L’ho fotografata frontalmente, in tutta la sua geometria: sembra un tempio laico del Novecento, e in un certo senso lo è.
Da qui inizia la Via Regia: la pista ciclabile che unisce Soverzene a Soccher è uno di quei tratti che giustificano da soli l’intera uscita. Una passerella sospesa sopra il Piave, una galleria scavata nella roccia, il rumore dell’acqua che ti accompagna come una colonna sonora scelta apposta. Non è un passaggio, è un’esperienza.
Dopo la salita verso la Grotta di San Giorgio e il sentiero fino a Casan (facile, percorribile, piacevolmente fuori dal mondo) si riprende la Via Regia verso il Lago di Santa Croce. E qui si apre tutto. L’acqua turchese, i profili dell’Alpago riflessi, i kite che volano numerosi sfruttando il vento di valle che scende costante. Fermarsi alla Spiaggia di Farra con la bici appoggiata al cartello e una ventina di aquiloni in aria è uno di quei momenti che non si pianificano ma si ricordano.
Il giro intorno al lago chiude il cerchio con la salita verso Cornolade: panorama pieno sulle montagne dell’Alpago, silenzio, e la soddisfazione di chi guadagna ogni metro a colpi di pedale.

La discesa verso Losego offre uno di quelle soste involontarie. Una panchina di legno, un albero spoglio e la Valbelluna che si apre sotto come una mappa. Ho fermato la bici, mi sono seduto e ho scattato. La fotografia in bianco e nero che ne è uscita dice tutto quello che non sono riuscito a scrivere.
Si scende poi verso Vena d’Oro, un ex complesso termale e alberghiero dell’Ottocento ormai silenzioso, ancora capace di evocare un’eleganza perduta. E Levego prima del rientro su Belluno lungo la statale.
Un percorso che non urla, ma parla.
E chi sa ascoltare, torna a casa diverso da come è partito.
Scarica la traccia completa dal mio profilo Komoot e mettila in agenda. Non servono gambe da competizione, serve solo voglia di guardarsi intorno.
@ per la traccia komoot clicca –> Belluno Gravel Loop



