Il sogno diventa realtà

C’è un modo di stare al mondo che non si spiega facilmente. Si può descrivere, però. Si chiama: osare.

Gianni e Guido prima della salita verso Petrosani ciclismo bicicletta

Dino Lanzaretti una volta mi disse una cosa che non riesco a togliermi dalla testa: “Siamo abituati a chiudere i sogni nel cassetto, ma bisogna avere anche il coraggio di prendere una spranga di ferro e spaccarlo, per liberare i nostri sogni“.

Ecco. Questa è la storia di una spranga di ferro. Di cinque ciclisti bellunesi. Di oltre mille chilometri pedalati attraverso cinque Paesi. Di 8.356,54 euro donati ai bambini di Casa Pollicino a Petroșani, in Romania.

Ma soprattutto, e questo è il punto, è la storia di un sogno che non è rimasto chiuso nel cassetto.

2026, il virtuale smette di bastare

OLTRE Team pedala per Casa Pollicino dal 2015. Per anni lo abbiamo fatto in modo simbolico: una pedalata virtuale, una comunità di persone che trasformava la passione in solidarietà, chilometri che diventavano euro. Una traccia sulla mappa percorsa idealmente, tappa per tappa, senza mai alzarsi dalla propria provincia.

A un certo punto, quella traccia ha smesso di bastare. Non perché il gesto fosse piccolo, non lo era. Ma perché il sogno era diventato più grande. Più preciso. Più urgente.

La strada vera

Il 13 maggio 2026 Fabio D’Incà, Paolo De Bona, Andrea Mezzavilla, Gianni Savaris e Guido Tison hanno lasciato Belluno con una destinazione sola: Petroșani. Con loro, a bordo di un pulmino di assistenza, i volontari del Comitato Pollicino Francesco Forti e Rino Ioriatti, che per nove giorni non li hanno mai lasciati soli.

Quello che è venuto dopo, nessun foglio di calcolo poteva prevederlo con precisione.

I primi quattro giorni sono stati duri. Pioggia, vento forte, temperature da fine inverno. Condizioni che avrebbero fermato chiunque avesse avuto una ragione più leggera per continuare. Ma come hanno raccontato i protagonisti stessi: “Dopo giorni di pioggia e freddo è stato il gruppo a darci la forza di andare avanti.” E Guido Tison in quel momento ha capito che “nessuno avrebbe rinunciato a questa sfida. Tutti sarebbero arrivati fino in fondo”.

Poi sono venute le pianure ungheresi, gli oltre 6mila metri di dislivello positivo accumulati nel tempo, le strade extraurbane rumene tra Timișoara e Lugoj dove i mezzi pesanti sfioravano le biciclette a pochi centimetri. E in mezzo a tutto questo, la voglia di ridere delle cose difficili, per continuare, senza se e senza ma.

L’arrivo

Il 21 maggio le ruote si sono fermate davanti alla Casa Gialla del Comitato Pollicino a Petroșani.

Ad aspettarli c’erano tutti. Settanta bambini con disabilità fisiche e fragilità sociali che avevano aspettato quei cinque bellunesi per settimane, forse senza capire esattamente cosa stessero aspettando, ma sentendo che qualcosa di importante stava per accadere.

Andrea Mezzavilla ha detto quello che probabilmente tutti e cinque pensavano: “Il momento più intenso è stato l’arrivo: vedere finalmente Casa Pollicino è qualcosa che difficilmente dimenticherò.”

Paolo De Bona ha messo in fila le parole con una precisione rara: “L’emozione più forte è il pensare a ciò che ho ricevuto, che è decisamente maggiore di quanto io abbia dato. Ho vissuto sensazioni uniche.”

E Rino Ioriatti, che quei bambini li conosce da anni, ha definito il viaggio “un’esperienza dura, ma formativa sul piano personale” culminata, ha detto, nell’emozione di rivedere i bambini di Casa Pollicino con occhi nuovi. Come se anche lui li vedesse per la prima volta.

8.356,54 euro raccolti

E donati direttamente al Comitato Pollicino, senza passaggi intermedi. Ogni euro è arrivato intero a destinazione. Questo grazie anche ai cinque ciclisti che si sono fatti carico personalmente di tutte le spese di vitto e alloggio.

Non è una cifra banale. Con il volontariato raccogliere somme simili è difficile e richiede grandi sforzi. Il viaggio Belluno-Petrosani si chiude con un bilancio positivo sotto ogni aspetto, soprattutto umano. È un risultato importante, ma soprattutto un punto di partenza.

Cosa resta

Resta il motto di OLTRE Team, che non è mai stato uno slogan: “Se andiamo oltre e ci mettiamo il cuore, i nostri chilometri possono avere un senso”.

Questa volta quei chilometri erano mille trecento quaranta. Reali. Pedalati sotto la pioggia, controvento, sull’asfalto rumeno, dentro un autolavaggio croato e, infine, davanti alla Casa Gialla di Petroșani con le gambe stanche e gli occhi lucidi.

Restano le fotografie di abbracci, di sorrisi, di qualche lacrima che non si è riusciti a trattenere.

Restano i bambini di Casa Pollicino, che esistono ogni giorno e che ogni giorno hanno bisogno di qualcuno che decida di spaccare il cassetto.

Restano cinque ciclisti bellunesi che hanno dimostrato una cosa semplice e difficile insieme: che i sogni, se ci credi davvero, non restano nel cassetto.

L’avventura è finita. La causa no.