Sulle strade del mondo

Ci sono serate in cui il tempo rallenta, e tutto sembra tornare all’essenziale. A Trichiana, davanti a un pubblico numeroso e sorprendentemente silenzioso, mi sono seduto a un tavolino con una candela accesa, una bottiglia di vino rosso e un uomo che ha imparato a leggere il mondo pedalando: Dino Lanzaretti.

Abbiamo voluto ricreare l’atmosfera di un bar di montagna, di quei luoghi in cui le storie passano di mano in mano senza formalità, come il pane buono quando si è tra amici.

Mentre Dino parlava, le immagini alle sue spalle scorrevano come capitoli di un libro già vissuto: l’Etiopia assolata, il Tibet tagliato dal vento, la Siberia immobile sotto i –60 gradi. Ma non era un elenco di imprese. Era un invito a cambiare prospettiva.

Dino Lanzaretti lo ha detto chiaramente, con quella franchezza che arriva solo da chi ha sperimentato la strada sulla pelle.

“La vera arma segreta è il tempo”

Non la velocità, non il risultato, non il record. Il tempo. Quel tempo lento che la bicicletta obbliga a rispettare, trasformando ogni metro in un incontro e ogni sosta in un pezzo di mondo che ti entra dentro.

La lentezza, nella sua visione, non è un limite, ma una forma di relazione. “In bici – raccontava – non arrivi addosso ai luoghi: ci entri dentro. Attraversi un paese lasciando solo la traccia del copertone a terra, rispettandolo, in silenzio. E per questo vieni accolto come un pellegrino.

Ho visto il pubblico fermarsi su queste parole, quasi a respirarle. Perché dicono qualcosa che abbiamo dimenticato:

il viaggio non è possesso, è ascolto.

Tra un sorso di vino e una risata vera, abbiamo attraversato la sua idea di partire preparati fino all’ultimo dettaglio, non per controllare tutto, ma per onorare ciò che non puoi controllare.
La fatica come compagna fedele.
L’essenzialità come bussola.
La volontà come unico motore capace di spingerti oltre.
La lentezza come chiave per percepire la profondità dei luoghi.

Guardando il pubblico, vedevo occhi che seguivano ogni parola. Non cercavano l’eroe, cercavano l’uomo.
E Dino Lanzaretti, in quella semplicità ruvida, ha mostrato che pedalare non è fuga, ma andare incontro: alle proprie paure, alle proprie domande, alla parte più autentica di sé.

Alla fine, mentre la candela scendeva piano e la sala diventava un’unica presenza silenziosa, ho pensato che il viaggio assomiglia alla vita.
Si parte per scoprire il mondo, e si torna che il mondo ci ha scoperti.

E come nelle salite più dure, è solo accettando la lentezza – e la fatica che porta con sé – che il paesaggio si apre davvero.
Il resto è dono, è strada, è ciò che ci tiene vivi.

Un grazie speciale alla Pro Loco di Trichiana, che ha organizzato l’evento, e Rivier De Mari per le fotografie.

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