Ricordi indelebili!

Ciao Ugo, come stai?

Lo sai che questo per me è il primo capitolo di questo strano libro? Il primo e potrei decisamente definirlo anche il più difficile, perché è un pensiero fotografico complesso da trattare e che non si sofferma semplicemente nell’aspetto dell’immagine. Entra nel mio io bambino. Apre le porte di un mondo psicologico che non tutti sono pronti ad affrontare, se non con l’aiuto di qualcuno che ci fa perdere le tracce dell’essere grande e ci riporta per un istante all’era dei sentimenti dell’essere bambino. Quell’età in cui i sentimenti sono veri, si provano e si esprimono, senza per forza doverli nascondere.

Comunque, caro Ugo, è passata una vita dall’ultima volta, vero?

Sì proprio cosi, è passata una vita nel ricordo e si, mi sono fatto grande nell’aspetto ma sono sempre io nel cuore e nel pensiero. Lì non sono cambiato, sono rimasto sempre quel bambino che tu hai atteso, conosciuto, vissuto, cresciuto e soprattutto Amato.

Eh sì dico Amato, perché anche se i ricordi ormai sono fragili e affidati al vento, fortunatamente ho la carta stampata che ti tiene in vita nel mio cuore. E’ proprio vero che chi vive nel ricordo di chi resta, non può morire mai. E tu sei sempre vivo con quel sorriso che ti rendeva fiero di essere te, nonno ma allo stesso tempo fanciullo di una vita che purtroppo non ti ha visto trionfare contro il male.

Sempre tu caro Ugo, con quella mano sinistra davanti a me, come per proteggermi dal dolore di questo mondo che un giorno sorride al sole, mentre un altro giorno è pronto a lasciare spazio al tetro viso della luna, circondata dal nero della notte.

Guardami lì, in quel bambino orgoglioso, felice, consapevole della protezione che da viva nella tua figura, è divenuta angelica. Sempre presente, si la sento vicina ma allo stesso tempo affiancata dal dolore che non ti vede, ma ti ricorda con la consapevolezza che ci sei, ma non sei qui.

Guardati Ugo, sorridente! Troppo cuore in quel volto dove si intravede anche il tuo bambino sognante per quanto avresti potuto fare. Per quanto avresti voluto esserci, sempre.

Sai Ugo, l’anteprima che mi ha portato a scoprire cosa è la fotografia, nella maggior parte dei casi, se non possiamo escluderne la totalità, è quel momento in cui da piccolo cercavo di capire cosa fossero quelle figure, colori e pensieri che venivano impressi in una carta.

Si, un po’ come davanti allo specchio, la prima volta, quando ignari cercavamo di colloquiare (se non ne rimanevamo completamente spaventati) con chi ci appariva davanti.

Ecco quindi che con quel piccolo ritaglio entriamo in un mondo strano, fatto di ricordi, di pensieri, emozioni! Un mondo animato dalle gioie ma anche dai dolori.

E ancora oggi, caro Ugo, quanti pianti davanti al tuo vivo attuale, la fotografia. Quanti ricordi e quanto dolore nel non poterti dire “Ciao”, nel non poterti avere qui, con me, con noi!

Ma questi piccoli fogli di carta colorati, le fotografie, diventano come memorie indelebili che ci portiamo con noi per tutta la vita.

In poche parole: Ricordi Indelebili.

Visibilmente non ho ricordi precisi e definiti, se non qualche sporadico episodio di quando mi portavi a cavalcioni su quel motorino Ciao colore arancio, in giro per il paese, avanti e indietro, su e giù, a comprare quelle caramelle gommose che mi piacevano tanto. Oppure quando mi portavi con te per condividere la tua grande passione per la pesca.

Fortunatamente c’è la fotografia che mi ricorda che ci sei stato, che eri con me, che mi volevi tanto bene.

Fortunatamente c’è la fotografia che ti colloca con precisione nella mia vita, nell’esistenza del mio essere, come un pennarello indelebile che scrive il tuo nome e cognome nel mio cuore.

Nei momenti in cui ci saresti dovuto essere, ho la possibilità di prendere quella immagine che la mamma, tua figlia, mi ha scattato mentre ero piccolo e tu, felice, mi accudivi e mi facevi sentire forte. Mi proteggevi consapevole del mondo reale.

Sai Ugo che il più forte dei ricordi è, purtroppo, quel giorno che te ne sei andato, troppo presto per me, per la nonna, per la mamma, per quello che potresti aver vissuto nel mio futuro. Quel giorno in cui chiesi alla nonna dove eri e lei mi rispose: “E’ in Cielo che ci guarda da lassù, ma vedrai che una notte, mentre dormi, ti verrà a salutare!”. E io, sciocco, sono ancora qua che attendo quel momento, da troppi anni ormai, quel momento in cui vieni e mi saluti per un’ultima volta.

Questi sono i ricordi che fanno bene alla fotografia, quei momenti unici che, se non vi fossero stati, probabilmente ti avrebbero cancellato dal mio cuore, perché non avrei avuto la possibilità di rivederti felice, sorridente, spensierato, insieme a me. Senza la fotografia avrei avuto solamente la promessa di un ultimo saluto (come detto dalla nonna) che non ci sarà mai, ma detto solamente per spiegare un fatto difficile da intuire per un bambino di appena cinque anni.

A questo punto, Ugo, sarebbe bello poter dar vita alle fotografie, rendendole vive, non reali in quanto lo sono già. E comunque lo so che non sarebbe la stessa cosa dell’averti qui.

Grazie Ugo per avermi dato la forza del tuo amore. Grazie Ugo per avermi dato qualcosa di speciale che mi rende un po’ come te!

Grazie Ugo per darmi costantemente la consapevolezza che “Il nonno mi protegge dalla stella più bella e luminosa che c’è in Cielo!”